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sabato 15 gennaio 2011

Speciale acqua 2011 Futuro risorsa, legge Ronchi, referendum

Tra abolizione degli Ato (Ambiti territoriali ottimali) e scadenze della legge Ronchi, il futuro della gestione dell'acqua avra' di fronte a se' un anno intenso.

Una questione che riguarda oltre 56 milioni di cittadini, regolati da 92 Ato, e su cui potrebbe esserci anche l'indizione di un Referendum abrogativo da svolgersi, eventualmente, entro giugno 2011.

Le regioni dopo la proroga di un anno dell'abolizione degli Ato contenuta nel decreto Milleproroghe, dovranno pensare a un 'supplente' di questi distretti idrografici.

In media ogni Ato, per il settore idrico, riguarda oltre 600.000 cittadini (617.094). Alla quota delle gestioni mancano pero' 23 affidamenti, sono affidate 69 (32 al nord, 17 al centro, 20 al sud).

I 92 Ato sono suddivisi tra 45 al nord, 19 al centro, 28 al sud. In totale le societa' affidatarie sono 114 (74 al nord, 19 al centro, e 21 al sud), la media nazionale e' di 1,7 per ogni Ato.

Per le scadenze legate al dl Ronchi, non oggetto di proroga, si parte dalle modalita' dell'affidamento. Le date limite sono due: la fine del 2010 per l'affidamento diretto non seguendo le normative Ue; la fine del 2011 seguendo le indicazioni Ue (si prosegue poi con altre regole al 2013 e al 2015).

I due provvedimenti nascono da esigenze diverse: per gli Ato il legislatore intendeva porre un freno ai costi della politica, mentre con il dl Ronchi ci si allinea alle direttive Ue. Su quella che da alcuni movimenti viene definita come la 'privatizzazione' della risorsa idrica, si aspetta ora la sentenza della Corte costituzionale che entro la meta' di febbraio dovra' esprimersi indicando i quesiti ammessi.

mercoledì 15 dicembre 2010

Recupero e utilizzazione delle aree marginali e degradate di Roma - Mappatura "orti urbani"

La città di Roma si caratterizza oggi per una fortissima connotazione agreste che sopravvive a dispetto delle incessanti tendenze di espansione urbana e dei crescenti processi di evoluzione socio-produttiva che hanno accompagnato le sue più recenti fasi di sviluppo. A tal proposito, Roma è stata riconosciuta come la più estesa capitale agricola d'Europa, con 129.000 ettari di superficie, di cui 88.000 destinati a verde urbano e ben 60.000 riservati agli usi propri dell'agricoltura.
Di questo immenso patrimonio ecologico, buona parte è composta da giardini, parchi pubblici, riserve naturali, ville storiche e aree golenali, ma una parte nient'affatto trascurabile risulta essere destinata agli "orti cittadini". Scopo del progetto è stato quello di evidenziarne la valenza socio-culturale e contribuire alla riqualificazione del tessuto urbano mirando alla valorizzazione degli spazi verdi e di quelle aree agricole della città più marginali e/o degradate, da destinarsi a scopi di pubblica utilità. Allo stesso tempo, si è perseguito lo scopo della tutela e salvaguardia dell'eco-ambiente urbano, favorendo una maggiore e più completa integrazione tra centro e periferia e tra uomo e territorio. Il progetto è stato sviluppato in quattro fasi. In un primo momento si è proceduto ad una mappatura e sistemazione cartografica delle aree verdi pubbliche di proprietà comunale; in seconda istanza è stata realizzata una "banca della memoria", relativa alla conservazione e alla divulgazione della pratica degli orti, che consente di salvaguardare un intero patrimonio di conoscenze che appartiene a pieno titolo alla memoria collettiva della città di Roma. Una terza fase ha interessato la raccolta di "best practice" sul tema degli orti urbani, conseguita attraverso la redazione di un manuale contenente le recenti pubblicazioni in materia di conduzione degli orti urbani, sia a livello nazionale che internazionale. Nell'allegato documento in formato .pdf viene riportata la sintesi di quanto realizzato e presentato durante la "Settimana della biodiversità. Alla scoperta dei legami tra cultura, cibo e natura".




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lunedì 15 novembre 2010

Come il wwf collabora con le imprese

I cambiamenti climatici, le conseguenze dell’impatto antropico sui sistemi naturali e il ritmo di consumo delle risorse costituiscono fenomeni che negli ultimi anni hanno assunto un livello di penetrazione mai registrato prima, per le aziende, per i media e per l’individuo in qualità di consumatore finale.
Questo processo ha favorito una progressiva integrazione della dimensione ambientale nelle strategie di business delle aziende e l’affermazione di un nuovo modo d’intendere la responsabilità d’impresa definibile come “Business Sustainability”.
In questo scenario, il WWF costituisce un importante acceleratore di processo per le imprese cheintendono cogliere l’opportunità di una partnership innovativa e sfidante, attraverso:

• Il coinvolgimento in programmi di riduzione degli impatti ambientali della produzione e percorsi di orientamento della policy ambientale. Avviare programmi di riduzione degli impatti ambientali della produzione e percorsi di orientamento della policy ambientale


• Il sostegno di progetti di conservazione WWF, identificati sulla base delle esigenze di marketing di ogni singola impresa


• Lo sviluppo di campagne di informazione e sensibilizzazione congiunte sulle tematiche ambientali, rivolte ai dipendenti delle’impresa, ai consumatori clienti/ e al grande pubblico


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